
In relazione al caso Paragon, il governo italiano dopo aver respinto le accuse, ha modificato la sua versione dei fatti di fronte alla crescente pressione dei partiti di opposizione e degli attivisti.
Ora, un punto di svolta: il sottosegretario Alfredo Mantovano avrebbe ammesso che i servizi segreti italiani hanno autorizzato la sorveglianza tramite spyware sui membri della ONG Mediterranea Saving Humans. Tuttavia, rimane un mistero cruciale: chi c’era dietro la sorveglianza del direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato?
La Commissione parlamentare di controllo dell’intelligence (Copasir) sta indagando per verificare se l’ uso dello spyware israeliano sia conforme alla legge italiana e se i servizi segreti abbiano agito nel rispetto del loro mandato autorizzando le intercettazioni preventive.
Mentre le udienze restano classificate, le fughe di notizie della seduta di martedì pubblicate da La Repubblica suggeriscono che Mantovano, che supervisiona le agenzie di intelligence, abbia riconosciuto che il governo aveva approvato la sorveglianza di alcuni attivisti. Tuttavia, ha sostenuto che Cancellato non è mai stato tra gli obiettivi.
Mantovano ha affermato che tutte le operazioni sono state condotte nel rispetto delle leggi che regolano le attività di intelligence, con l’approvazione sia del Governo che della Procura generale della Corte d’appello di Roma.
Ha giustificato la sorveglianza affermando che Mediterranea Saving Humans, che opera nel Mediterraneo per salvare i migranti, era stata classificata come un problema di sicurezza nazionale. Secondo il suo racconto, le agenzie di intelligence stavano conducendo un’“indagine preventiva sull’immigrazione illegale”.
L’uso di Graphite, uno spyware di livello militare altamente invasivo sviluppato dalla Paragon Solutions di Israele, sarebbe stato imposto dal fatto che all’epoca era l’unico strumento a disposizione dei servizi segreti. La questione di chi sorvegliasse Cancellato resta irrisolta. Il governo continua a negare il coinvolgimento dell’intelligence, mentre le indagini di cinque procure italiane – Napoli, Roma, Venezia, Bologna e Palermo – non hanno finora prodotto risposte definitive.
Per ora, il governo ha sospeso i contratti con Paragon finché il Copasir non avrà completato le sue indagini. Si prevede che Copasir concluda presto la sua inchiesta, dopodiché presenterà i suoi risultati al Parlamento. Nel frattempo, un’altra indagine chiave è in corso presso Citizen Lab, un gruppo di ricerca sulla sicurezza informatica presso l’Università di Toronto, che sta analizzando i dispositivi delle persone prese di mira per determinare come Graphite si sia infiltrata nei loro telefoni.
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