Il Pentagono non ha protetto adeguatamente le sue strutture di stampa 3D dagli hacker stranieri che avrebbero potuto rubare i progetti della difesa oppure sabotare delle parti, ha riportato l’ispettore generale del Dipartimento in un rapporto pubblicato mercoledì.
Cinque siti militari che si occupano di stampa, chiamati anche produzione additiva o AM, non hanno esaminato i rischi derivanti abusi della sicurezza informatica, in quanto stavano utilizzando versionj obsolete di Microsoft Windows, ha riferito l’ispettore generale.
Le vulnerabilità “avrebbero potuto consentire ad un malintenzionato di ricreare e utilizzare la tecnologia del DoD a proprio vantaggio sul campo di battaglia”, ha affermato in un comunicato.
“Se gli attori malintenzionati modificano i dati di progettazione, le modifiche potrebbero influenzare la parte o il prodotto finale stampato in 3D”.
Il Pentagono utilizza la stampa 3D per creare arti artificiali, armature per il corpo, parti di veicoli, staffe per sistemi d’arma e impianti medici. Il processo prevede macchine assistite da computer che stratificano i materiali per creare oggetti tridimensionali e questo può essere eseguito con un ingombro molto ridotto rispetto alla produzione tradizionale.
Le preoccupazioni sulle vulnerabilità, derivano dal fatto che le agenzie e le aziende governative statunitensi sono sempre più minacciate da attacchi informatici e da ransomware.
I sistemi non venivano aggiornati regolarmente e 35 dei 46 sistemi di stampa 3D, non eseguivano Windows 10 (probabilmente windows 2003 server) come richiesto da un memorandum del Pentagono del 2016.
“Ad esempio, nel 2019, Microsoft ha rilasciato oltre 197 aggiornamenti del sistema operativo per correggere le vulnerabilità di sicurezza, una delle quali ha risolto una vulnerabilità che consentiva agli aggressori di ottenere l’accesso non autorizzato a un singolo computer e quindi utilizzare tale accesso per accedere all’intera rete”.
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