Secondo quanto afferma Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, lo scudo-cyber, utilizzando l’intelligenza artificiale, dovrebbe consentire di rilevare i segnali della preparazione di un attacco informatico stando a quanto dichiarato dallo stesso Thierry Breton il 5 Aprile 2023 a Lille durante i lavori di apertura del forum internazionale di cybersecurity.
Secondo le dichiarazioni dello stesso Breton è la prima volta che viene presentato un programma così ambizioso che prevede l’utilizzo di centri operativi di cybersecurity con una speciale implementazioni di algoritmi di intelligenza artificiale in grado di rilevare non tanto gli attacchi di per sé ma bensì la fase di preparazione degli attacchi stessi.
Proprio in quest’ottica lo scudo-cyber verrà connesso alle reti di alcuni paesi così da “riuscire a rilevare i segnali che indicano la preparazione di un attacco informatico in qualunque settore”.
Stando alle dichiarazioni di Breton, lo scudo-cyber dovrebbe essere contenuto nel “Cybersecurity Act” europeo che verrà presentato dalla Commissione Europea il 18 Aprile 2023.
Lo scudo-cyber europeo avrà questi quattro compiti:
Nell’ottica della protezione farà fede il Cyber Resilience Act presentato a Novembre 2022 che stabilisce i requisiti minimi di sicurezza informatica per prodotti e software commercializzati all’interno dell’Unione Europea andando così ad introdurre il concetto di “cybersecurity by design”.
Nel campo dell’individuazione Breton dichiara che oggi sono necessari circa 190 giorni per individuare un attacco sofisticato e pone l’accento sulla necessità di ridurre le tempistiche a poche ore e, per raggiungere questo ambizioso obiettivo, afferma che nelle prossime settimane la Commissione Europea presenterà un “Cyber Solidarity Act” con l’intento di creare un’infrastruttura europea in grado di scansionare il traffico utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale.
Per quanto riguarda la difesa pone l’accento sulla necessità di una crisis management congiunta che sarà menzionata nel già citato “Cyber Solidarity Act” con l’intento di attivare una sorta di “protezione civile cyber” che sia in grado di attivarsi in caso di un cyberattacco verso uno Stato membro.
Sul fronte della riduzione, Breton afferma che sia indispensabile per l’Unione Europea sviluppare una dottrina univoca nel campo dei cyberattacchi e della cyberdifesa e, ovviamente, perché l’azione di riduzione sia credibile dev’essere accompagnata da una politica di sanzioni che siano attive e dirette; inoltre, Breton pone l’accento anche sulla politica di deterrenza affermando, senza mezzi termini, che per essere credibile sia accompagnata da “una strategia sulle capacità di risposta attive o, per dirla più chiaramente, sulle nostre capacità offensive”.
In conclusione Breton afferma che la strategia di protezione non deve essere confusa con il protezionismo o, peggio, l’isolazionismo, visto che nel mondo cyber la chiave è una stretta collaborazione con i nostri alleati e partner e, a questo proposito afferma che l’Unione Europea sta lavorando con il Segretario Generale della NATO per rafforzare la cooperazione sul fronte cyber e mettere in sicurezza i nostri network critici.
Inoltre, Breton dichiara di aver avviato un dialogo sul fronte cyber con il Segretario della Sicurezza Interna degli Stati Uniti Antonio Mayorkas che ha portato ad una stretta cooperazione sul fronte cyber.
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