Lunedì la 10a Corte Federale brasiliana ha emesso il verdetto sul caso di Walter Delgatti. L’hacker, arrestato nel 2019 con l’accusa di aver violato gli account Telegram di alti funzionari, è stato condannato a 20 anni di prigione.
Tra le vittime c’erano membri dell’Operazione Lava Jato, una delle campagne anti-corruzione più grandi e longeve nella storia del Paese. La decisione del tribunale è però impugnabile.
Tra le vittime figurano l’ex ministro della Giustizia Sergio Moro, l’ex ministro dell’Economia Paulo Guedes, nonché consiglieri del Consiglio nazionale dei procuratori.
È noto che Delgatti intendeva vendere ai giornalisti la corrispondenza intercettata dei politici. L’autore del reato ha smentito la versione della difesa secondo cui le sue azioni erano motivate dalla “lotta per la giustizia”. “Dopo che i rappresentanti dei media si sono rifiutati di pagare per i materiali proposti, l’interesse di Delgatti a generare entrate si è indebolito”, ha spiegato la corte.
L’uomo è anche accusato di aver rubato i dati bancari di diverse vittime e di averli venduti in apposite chat room di criminali informatici.
Spesso l’hacker si spacciava per uno specialista della sicurezza bancaria e convinceva il cliente a installare sul proprio computer un aggiornamento che si rivelava essere un malware.
Questo mese Delgatti è stato arrestato dalla Polizia Federale in un altro caso di hacking nei sistemi del Consiglio Nazionale di Giustizia. Secondo l’inchiesta l’autore del reato avrebbe emesso un falso mandato d’arresto nei confronti del membro del Tribunale federale Alexander De Moraes.
La polizia sta ora indagando sul possibile coinvolgimento della deputata Carla Zambelli nel caso.
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