Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
Le AI diagnosticheranno il Parkinson 7 anni prima che arrivano i sintomi

Le AI diagnosticheranno il Parkinson 7 anni prima che arrivano i sintomi

24 Giugno 2024 07:15

Un gruppo di scienziati britannici e tedeschi hanno fatto un passo avanti nella diagnosi precoce di uno dei disturbi neurodegenerativi più comuni: il morbo di Parkinson. I ricercatori dell’University College di Londra e del Göttingen Medical Center hanno sviluppato un innovativo esame del sangue utilizzando l’intelligenza artificiale in grado di identificare i pazienti ad alto rischio di sviluppare la malattia sette anni prima che compaiano i sintomi caratteristici.

La malattia di Parkinson è accompagnata da tremori agli arti, rigidità muscolare e lentezza nei movimenti. Nelle fasi finali può portare a seri problemi di deglutizione e di parola, nonché a disturbi cognitivi più gravi come la demenza. Causa anche gravi problemi di equilibrio e coordinazione, aumentando il rischio di cadute e lesioni gravi.

Oggi la diagnosi si basa esclusivamente sulla valutazione visiva dei disturbi motori, che tuttavia compaiono dopo una significativa morte delle cellule nervose nel cervello.

Il nuovo sviluppo utilizza algoritmi di apprendimento automatico per analizzare otto biomarcatori contenuti nel sangue che modificano i loro indicatori nella malattia di Parkinson. Durante gli studi clinici, il sistema di intelligenza artificiale ha dimostrato un’accuratezza del 100% nella diagnosi di una malattia già sviluppata. Ma gli scienziati hanno deciso di andare oltre.

Lo studio si è concentrato su persone con disturbo comportamentale del sonno REM (RBD), in cui i pazienti mettono in atto fisicamente i loro sogni, spesso accompagnati da urla, spinte e parole mentre dormono. Circa l’80% dei malati di RHD sviluppa un gruppo di patologie neurodegenerative note come sinucleinopatie, la cui caratteristica principale è l’accumulo della proteina patologica alfa-sinucleina nelle cellule cerebrali. A questa famiglia appartiene la malattia di Parkinson.

Analizzando i campioni di sangue di pazienti affetti da RPHD, l’intelligenza artificiale ha concluso che il 79% di essi aveva un profilo di biomarcatori simile a quello dei pazienti con Parkinson. Inoltre, dopo aver tracciato il destino di queste persone per dieci anni, gli scienziati si sono convinti dell’accuratezza delle previsioni: 16 delle persone esaminate hanno effettivamente sviluppato la malattia di Parkinson e in alcuni i primi sintomi sono comparsi esattamente sette anni dopo i test.

“Il punto chiave è che man mano che diventano disponibili nuove opzioni terapeutiche, è fondamentale diagnosticare i pazienti in una fase preclinica, prima che si sviluppino i sintomi”, spiega il professor Kevin Mills, uno degli autori principali dello studio. “Non possiamo ripristinare i neuroni morti, ma salvare quelli rimanenti è del tutto possibile. Pertanto, la diagnosi precoce apre opportunità per un intervento medico tempestivo e può potenzialmente prevenire completamente o almeno rallentare in modo significativo il processo degenerativo”.

Ora un team di scienziati sta lavorando per migliorare ulteriormente il metodo. Uno dei coautori, il professor Kailash Bhatia, sta conducendo il test sull’accuratezza del test nelle persone ad alto rischio, come quelli con una predisposizione genetica alla malattia. Parallelamente si cercano finanziamenti per sviluppare una modifica ancora più semplice e indolore del test basato sulla colorazione del sangue capillare, che in futuro consentirebbe di individuare la malattia anche prima.

Oltre all’elevata precisione, il vantaggio innegabile del test è la sua natura non invasiva rispetto alle punture del liquido cerebrospinale utilizzate nei moderni studi clinici su questa patologia. Inoltre, il test può distinguere il Parkinson da disturbi neurodegenerativi simili, come l’atrofia multisistemica o la demenza a corpi di Lewy.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Cropped RHC 3d Transp2 1766828557 300x300
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella. Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.

Articoli in evidenza

Immagine del sitoCyber Italia
Allarme rosso in Italia! Migliaia di impianti senza password: un incubo a portata di click
Bajram Zeqiri - 05/02/2026

L’Italia si trova oggi davanti a una sfida digitale senza precedenti, dove la corsa all’innovazione non sempre coincide con una protezione adeguata delle infrastrutture. Pertanto la sicurezza dei sistemi connessi è diventata l’anello debole della…

Immagine del sitoCyber News
HackerHood di RHC scopre un nuovo 0day nei Firewall ZYXEL: il rischio è l’accesso Root
Redazione RHC - 05/02/2026

Una nuova vulnerabilità scoperta dal ricercatore italiano Alessandro Sgreccia (rainpwn) del gruppo HackerHood di Red Hot Cyber è stata scoperta nei dispositivi ZYXEL permette di ottenere accesso root attraverso una configurazione apparentemente innocua del servizio…

Immagine del sitoHacking
La vera storia degli hacker: dai trenini del MIT, alla voglia di esplorare le cose
Massimiliano Brolli - 05/02/2026

La parola hacking, deriva dal verbo inglese “to hack”, che significa “intaccare”. Oggi con questo breve articolo, vi racconterò un pezzo della storia dell’hacking, dove tutto ebbe inizio e precisamente nel piano terra dell’edificio 26…

Immagine del sitoCyber News
L’Italia sotto Attacco Hacker! Dopo la Sapienza e gli Uffizi, NoName057(16) colpisce ancora
Redazione RHC - 04/02/2026

L’Italia è finita ancora una volta nel mirino del collettivo hacktivista filorusso NoName057(16). Dopo i pesanti disservizi che hanno colpito l‘Università La Sapienza e le Gallerie degli Uffizi all’inizio di questa settimana. L’offensiva digitale russa…

Immagine del sitoCyber News
Attacco hacker alla Sapienza: chi sono gli hacker di Bablock/Rorschach
Redazione RHC - 04/02/2026

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’attacco informatico che ha paralizzato i sistemi dell’Università La Sapienza non sarebbe motivato da fini politici. Gli hacker avrebbero inviato messaggi di rivendicazione spiegando di non agire per…