Red Hot Cyber
La cybersecurity è condivisione. Riconosci il rischio, combattilo, condividi le tue esperienze ed incentiva gli altri a fare meglio di te.
Cerca

La nuova botnet Brutus mira ai dispositivi VPN in tutto il mondo

Sandro Sana : 3 Aprile 2024 14:12

Recentemente abbiamo parlato di una aggressiva campagna di forza bruta ha colpito milioni di server VPN, sfruttando nomi utente sconosciuti e cambiando indirizzi IP. Oggi vogliamo parlare di Brutus e comprenderne meglio il suo funzionamento.

Cos’è Brutus e come funziona

Brutus è il nome di un nuovo botnet, ovvero una rete di dispositivi infettati da un malware che li controlla a distanza, che ha lanciato una massiccia campagna di attacchi ai dispositivi VPN (Virtual Private Network) in tutto il mondo.

Un dispositivo VPN è un server che permette di creare una connessione sicura e criptata tra due reti, ad esempio tra il computer di casa e quello dell’ufficio. Questa tecnologia è molto usata dalle aziende e dalle organizzazioni per proteggere i loro dati e le loro comunicazioni.

Le caratteristiche di Brutus

Vorresti toccare con mano la Cybersecurity e la tecnologia? Iscriviti GRATIS ai WorkShop Hands-On della RHC Conference 2025 (Giovedì 8 maggio 2025)

Se sei un ragazzo delle scuole medie, superiori o frequenti l'università, oppure banalmente un curioso di qualsiasi età, il giorno giovedì 8 maggio 2025 presso il teatro Italia di Roma (a due passi dalla stazione termini e dalla metro B di Piazza Bologna), si terranno i workshop "hands-on", creati per far avvicinare i ragazzi alla sicurezza informatica e alla tecnologia. Questo anno i workshop saranno:

  • Creare Un Sistema Ai Di Visual Object Tracking (Hands on)
  • Social Engineering 2.0: Alla Scoperta Delle Minacce DeepFake
  • Doxing Con Langflow: Stiamo Costruendo La Fine Della Privacy?
  • Come Hackerare Un Sito WordPress (Hands on)
  • Il Cyberbullismo Tra Virtuale E Reale
  • Come Entrare Nel Dark Web In Sicurezza (Hands on)

  • Potete iscrivervi gratuitamente all'evento, che è stato creato per poter ispirare i ragazzi verso la sicurezza informatica e la tecnologia.
    Per ulteriori informazioni, scrivi a [email protected] oppure su Whatsapp al 379 163 8765


    Supporta RHC attraverso:


    Ti piacciono gli articoli di Red Hot Cyber? Non aspettare oltre, iscriviti alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo.

    Brutus sfrutta una tecnica chiamata forza bruta, che consiste nel provare ripetutamente diverse combinazioni di nome utente e password per accedere a un dispositivo VPN. Questo tipo di attacco richiede molta potenza di calcolo e tempo, ma può essere efficace se il dispositivo VPN ha delle credenziali deboli o predefinite.

    Secondo il ricercatore Aaron Martin, che ha scoperto il botnet, Brutus ha iniziato la sua campagna il 15 marzo e ha eseguito decine di milioni di richieste di forza bruta ogni giorno, mirando a diversi fornitori di dispositivi VPN, come Cisco, Fortinet, Sonicwall e Palo Alto.

    Brutus si distingue per alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente pericoloso e difficile da contrastare. Innanzitutto, il botnet è indiscriminato e non mira a un solo fornitore o a un solo tipo di dispositivo VPN, ma a tutti quelli che trova sulla sua strada. Inoltre, il botnet utilizza 20.000 indirizzi IP in tutto il mondo, coprendo varie infrastrutture, dai servizi cloud agli indirizzi IP domestici. Questo significa che il botnet può cambiare rapidamente i suoi indirizzi IP per eludere la rilevazione e il blocco da parte dei sistemi di sicurezza. Infatti, Brutus cambia i suoi indirizzi IP ogni sei tentativi, rendendo inefficaci le soluzioni basate sul blocco degli IP.

    Un’altra caratteristica di Brutus è che utilizza nomi utente molto specifici e precedentemente non divulgati, che non sono presenti nei dump di dati pubblici. Questo solleva preoccupazioni su come siano stati ottenuti e potrebbe indicare una violazione non divulgata o uno sfruttamento 0-day, ovvero un attacco basato su una vulnerabilità non nota al pubblico e al fornitore del dispositivo VPN. Infine, Brutus non si limita a mirare ai dispositivi VPN, ma anche alle applicazioni web che utilizzano Active Directory per l’autenticazione. Active Directory è un servizio di Microsoft che gestisce le identità e le autorizzazioni degli utenti in una rete.

    Le conseguenze e le contromisure

    Gli attacchi di Brutus potrebbero avere gravi conseguenze per la sicurezza e la privacy delle aziende e delle organizzazioni che utilizzano i dispositivi VPN. Se un attaccante riesce a entrare in un dispositivo VPN, potrebbe accedere a tutte le informazioni e le comunicazioni che transitano attraverso la connessione sicura, rubare dati sensibili, installare altri malware, effettuare attacchi di tipo man-in-the-middle o denial-of-service. Inoltre, potrebbe utilizzare il dispositivo VPN infetto come punto di partenza per attaccare altre reti o dispositivi collegati.

    Per difendersi da Brutus, i fornitori di dispositivi VPN hanno condiviso alcune raccomandazioni per i loro clienti. Tra queste, ci sono l’uso di credenziali forti e uniche, l’abilitazione di un fattore di autenticazione aggiuntivo, la limitazione degli accessi da indirizzi IP o reti fidate, l’aggiornamento dei dispositivi VPN alle ultime versioni di sicurezza, il monitoraggio delle attività sospette e il blocco delle richieste di forza bruta. Inoltre, è consigliabile utilizzare soluzioni di sicurezza avanzate che possano rilevare e prevenire gli attacchi di Brutus, basandosi non solo sugli indirizzi IP, ma anche su altri indicatori di compromissione, come quelli elencati nella guida di mitigazione delle conseguenze di Cisco.

    L’origine e il movente di Brutus

    Al momento, non è stato possibile attribuire la minaccia di Brutus a un gruppo o a un attore specifico. Sono solo ipotesi, basate sulle caratteristiche e sulle modalità degli attacchi. Alcuni esperti ritengono che Brutus sia opera di un gruppo di cybercriminali che cerca di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi VPN per ottenere accesso a reti sensibili e rubare dati di valore.

    Altri ipotizzano che Brutus sia una campagna di spionaggio sponsorizzata da uno stato, che mira a raccogliere informazioni strategiche e a compromettere le infrastrutture critiche. In entrambi i casi, Brutus rappresenta una minaccia seria e in continua evoluzione, che richiede una risposta coordinata e tempestiva da parte dei fornitori, dei clienti e delle autorità competenti.

    Sandro Sana
    Membro del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab e direttore del Red Hot Cyber PodCast. Si occupa d'Information Technology dal 1990 e di Cybersecurity dal 2014 (CEH - CIH - CISSP - CSIRT Manager - CTI Expert), relatore a SMAU 2017 e SMAU 2018, docente SMAU Academy & ITS, membro ISACA.

    Lista degli articoli
    Visita il sito web dell'autore

    Articoli in evidenza

    Ma quale Agenda 2030! 9 reattori nucleari per un chatbot è l’altra faccia dell’intelligenza artificiale

    Lo sviluppo di supercomputer per l’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova orbita: in termini di scala, costi e consumi energetici e infrastrutture e megaprogetti. Uno studio condott...

    25 Aprile: Dalla Resistenza alla Cyber Resistenza – Difendiamo la Libertà Digitale

    Il 25 Aprile, data simbolo della Liberazione italiana dal fascismo, ci ricorda il valore della libertà, conquistata con il sacrificio di partigiani e combattenti. In un’era dominata dal di...

    Le Action Figure della Cyber Security. Red Hot Cyber lancia la serie “Chiama Ammiocuggino!”

    In un mondo dove ogni giorno si registrano migliaia di attacchi informatici, molte aziende continuano a sottovalutare l’importanza della cybersecurity, affidandosi a “sedicenti esperti&#...

    GPT-4 scrive un exploit prima del PoC pubblico. La corsa alla Patch non è mai stata così essenziale

    AI, AI e ancora AI. E sembra che l’intelligenza artificiale giorno dopo giorno ci porti innovazioni sia come difesa ma soprattutto, come attacco. L’intelligenza artificiale è gi...

    HackerHood di RHC Rivela due nuovi 0day sui prodotti Zyxel

    Il collettivo di ricerca in sicurezza informatica HackerHood, parte dell’universo della community di Red Hot Cyber, ha recentemente scoperto due nuove vulnerabilità ...