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Julian Assange sarà estradato negli Stati Uniti. E’ la fine della libertà di parola?

17 Giugno 2022 15:08

Era la notizia che non avremmo mai voluto sentire. Il governo britannico venerdì ha ordinato l’estradizione del fondatore di WikiLeaks Julian Assange negli Stati Uniti per affrontare le accuse di spionaggio e pirateria informatica.

Assange ha 14 giorni di tempo per impugnare la decisione, ha affermato il Ministero dell’Interno britannico. Assange è detenuto in una prigione londinese dal 2019, dopo aver evitato per sette anni l’arresto chiedendo asilo politico presso l’ambasciata ecuadoriana.

I suoi avvocati hanno affermato che era ad alto rischio di suicidio a causa delle restrizioni che avrebbe potuto affrontare durante la custodia degli Stati Uniti. Il Ministero dell’Interno ha affermato in una dichiarazione che:

“i tribunali del Regno Unito non hanno ritenuto che sarebbe oppressivo, ingiusto o un abuso di processo estradare il signor Assange. Né hanno ritenuto che l’estradizione sarebbe incompatibile con i suoi diritti umani, compreso il suo diritto a un processo equo e alla libertà di espressione, e che mentre si trova negli Stati Uniti sarà trattato in modo appropriato, anche in relazione alla sua salute”.

Intanto con un tweet WikiLeaks riporta quanto segue:

“Il ministro dell’Interno del Regno Unito approva l’estradizione dell’editore di WikiLeaks Julian Assange negli Stati Uniti dove dovrebbe affrontare una condanna a 175 anni – Una giornata buia per la libertà di stampa e per la democrazia britannica”

E anche Edward Snowden sempre su Twitter riporta:

“Difficile da credere, ma sembra reale. Ogni serio gruppo per la libertà di stampa nel mondo ha protestato contro questo. È un simbolo spaventoso di quanto sia diminuito l’impegno del governo britannico e americano nei confronti dei diritti umani. Come possiamo condannare abusi autoritari all’estero in questo modo?”

La libertà di stampa purtroppo nel mondo occidentale è in forte pericolo come l’impegno sui diritti umani. Spesso l’occidente parla di libertà di pensiero e di parola, ma solo quando le parole fanno comodo mentre quando sono scomode, per moltissimi motivi, vengono messe a tacere.

E non si parla solamente di grandi fughe di informazioni classificate come nel caso di WikiLeaks e dello scandalo del Datagate, ma anche di semplici incidenti informatici dove spesso, anche noi veniamo messi a tacere, con ripercussioni di altra natura e in altri luoghi.

Questo per dire cari lettori di RHC, che quando NON parliamo di uno specifico incidente informatico, potrebbe essere perché siamo impossibilitati a farlo… per il momento.

Infatti noi, come dice Wikipedia “Abbiamo problemi notevoli”.

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