Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità
I Semafori Hackerati Parlano con la voce di Jeff Bezos ed Elon Musk. Tutta colpa di password banali

I Semafori Hackerati Parlano con la voce di Jeff Bezos ed Elon Musk. Tutta colpa di password banali

23 Aprile 2025 12:02

La scorsa settimana, in diverse città degli Stati Uniti, i cittadini sono rimasti sbalorditi da un evento tanto assurdo quanto inquietante: i pulsanti degli attraversamenti pedonali hanno cominciato a parlare con voci sintetiche perfettamente simulate di Jeff Bezos, Elon Musk e Mark Zuckerberg. Al posto delle consuete frasi “Vai” o “Aspetta”, le voci deepfake riproducevano messaggi surreali, tra cui una dichiarazione in cui il “Bezos virtuale” affermava che le strisce pedonali erano sponsorizzate da Amazon Prime e chiedeva di non aumentare le tasse sui miliardari, minacciando ironicamente l’esodo in massa verso la Florida.

Le autorità locali di Seattle, una delle prime città colpite, sono state costrette a intervenire rapidamente per disattivare e riprogrammare manualmente i dispositivi compromessi. Il Dipartimento dei Trasporti ha dichiarato di prendere molto seriamente l’incidente e di essere al lavoro con i fornitori per rafforzare la sicurezza. Tuttavia, l’attacco non si è limitato a Seattle: segnalazioni analoghe sono arrivate anche dalla Silicon Valley e da altre città americane, dove le voci di Zuckerberg, Musk e persino Donald Trump riecheggiavano dagli incroci pedonali.

Secondo quanto riportato dal sito specializzato The Register, gli attacchi sono stati realizzati sfruttando un’app legittima sviluppata da Polara, utilizzata per configurare i dispositivi degli attraversamenti. Quest’app, chiamata Polara Field Service, era fino a poco tempo fa disponibile pubblicamente su Google Play e App Store. Una volta installata sullo smartphone, consentiva – attraverso connessione Bluetooth – di accedere ai pulsanti, modificarne i messaggi vocali, caricare nuove lingue e impostare i tempi di risposta.

L’esistenza di una password per l’accesso, purtroppo, non ha rappresentato una vera barriera: la combinazione predefinita era “1234” e molti installatori non l’hanno mai modificata, rendendo il sistema facilmente vulnerabile a chiunque sapesse dove cercare. Secondo il ricercatore di sicurezza Deviant Ollam, nonostante l’app non sia più disponibile ufficialmente, le versioni archiviate sono facilmente reperibili online, lasciando potenzialmente decine di migliaia di dispositivi esposti.

Polara ha confermato che i suoi sistemi non sono stati direttamente compromessi e che tutti gli accessi sono avvenuti tramite credenziali valide, seppur banali. La responsabilità è quindi ricaduta in gran parte sugli utenti finali e sulle amministrazioni locali, accusate di non aver aggiornato le credenziali di accesso e di aver sottovalutato i rischi di una gestione superficiale di infrastrutture critiche. L’azienda ha assicurato che collaborerà con i clienti per risolvere le problematiche e migliorare le linee guida di sicurezza.

Questo caso rappresenta un perfetto esempio di come vulnerabilità banali, come una password non cambiata, possano essere sfruttate per attacchi creativi ma potenzialmente pericolosi. Mentre la classe politica deride l’episodio, bollato da alcuni come una semplice burla tecnologica, il settore della sicurezza informatica suona l’allarme: anche i sistemi più insospettabili, come un pulsante di attraversamento, possono diventare veicolo di manipolazione, propaganda

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
Robot in cerca di carne: Quando l’AI affitta periferiche. Il tuo corpo!
Silvia Felici - 06/02/2026

L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…

Immagine del sitoCybercrime
DKnife: il framework di spionaggio Cinese che manipola le reti
Pietro Melillo - 06/02/2026

Negli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…

Immagine del sitoVulnerabilità
Così tante vulnerabilità in n8n tutti in questo momento. Cosa sta succedendo?
Agostino Pellegrino - 06/02/2026

Negli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…

Immagine del sitoInnovazione
L’IA va in orbita: Qwen 3, Starcloud e l’ascesa del calcolo spaziale
Sergio Corpettini - 06/02/2026

Articolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…

Immagine del sitoCyber Italia
Truffe WhatsApp: “Prestami dei soldi”. Il messaggio che può svuotarti il conto
Silvia Felici - 06/02/2026

Negli ultimi giorni è stato segnalato un preoccupante aumento di truffe diffuse tramite WhatsApp dal CERT-AGID. I messaggi arrivano apparentemente da contatti conosciuti e richiedono urgentemente denaro, spesso per emergenze come spese mediche improvvise. La…