Una vulnerabilità critica nel driver audio USB di Linux è stata recentemente risolta grazie a una patch sviluppata da Takashi Iwai di SUSE. Il problema, identificato nel sottosistema audio del kernel, permetteva letture di memoria fuori dai limiti (out-of-bounds), esponendo i sistemi a rischi significativi. In scenari pratici, un aggressore con accesso fisico al dispositivo avrebbe potuto utilizzare un’apparecchiatura USB appositamente realizzata per compromettere l’integrità del sistema.
Ieri la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) ha aggiunto due importanti
vulnerabilità del kernel Linux al suo catalogo Known Exploited Vulnerabilities (KEV), confermando che entrambe le falle vengono attivamente sfruttate in attacchi mirati.
Nel dettaglio, la vulnerabilità risiedeva nella gestione dei descrittori USB da parte del driver. Quando un dispositivo audio USB forniva un descrittore con un valore bLength inferiore alla dimensione minima attesa, il driver assumeva comunque la validità del dato e procedeva alla lettura di campi successivi come ID di clock o array di pin. Questa assunzione errata apriva la possibilità di leggere dati fuori dal buffer originariamente allocato.
Le conseguenze di un exploit riuscito potevano essere gravi. Un attacco sfruttando questa falla avrebbe potuto portare alla divulgazione di dati sensibili presenti nella memoria del kernel — come puntatori o informazioni utente — oppure causare crash di sistema tramite accessi a indirizzi non validi. Nei casi peggiori, un attore malevolo avrebbe potuto eseguire codice arbitrario con privilegi elevati, compromettendo completamente il dispositivo.
La patch correttiva, integrata nel kernel Linux il 14 dicembre 2024 da Greg Kroah-Hartman della Linux Foundation, ha introdotto controlli più rigidi sui descrittori ricevuti dai dispositivi USB. Questa modifica incrementa la resilienza del driver audio, prevenendo tentativi di exploit e migliorando al contempo la stabilità generale del sistema per tutti gli utenti che utilizzano periferiche audio USB.
L’incidente sottolinea ancora una volta quanto sia cruciale mantenere aggiornato il proprio kernel e monitorare le vulnerabilità nei sottosistemi meno evidenti come quello audio. Sebbene un attacco di questo tipo richieda accesso fisico al dispositivo, la presenza della vulnerabilità rappresentava comunque una minaccia concreta, soprattutto in contesti come data center, postazioni pubbliche o ambienti aziendali ad alta sicurezza.
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