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Elon Musk: la BCI per perdere peso è una grande idea? Gli esperti sollevano preoccupazioni

Elon Musk: la BCI per perdere peso è una grande idea? Gli esperti sollevano preoccupazioni

21 Gennaio 2024 22:22

La proposta di Elon Musk di utilizzare le interfacce cervello-computer Neuralink (BCI) per la perdita di peso ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza tra gli esperti. In precedenza, Musk aveva suggerito che le BCI potrebbero risolvere problemi come la depressione grave, l’obesità patologica e i disturbi del sonno.

Tuttavia, i critici sostengono che la natura invasiva delle procedure BCI, che comportano interventi chirurgici al cervello e potenziali rischi, le rende meno vantaggiose rispetto agli interventi alternativi per la perdita di peso.

Sebbene le BCI come Neuralink abbiano dimostrato di avere successo nell’aiutare le persone affette da paralisi, la prospettiva di utilizzarle per la gestione del peso solleva questioni etiche e di sicurezza. Il Government Accountability Office degli Stati Uniti evidenzia i rischi chirurgici come infezioni e complicanze a seguito degli impianti BCI.


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Al contrario, una nuova classe di farmaci noti come agonisti del peptide 1 simile al glucagone (GLP-1) rappresenta un’opzione di perdita di peso più sicura ed efficace. Il GLP-1, originariamente sviluppato per trattare il diabete, ha dimostrato un effetto soppressore dell’appetito rallentando il movimento del cibo attraverso il sistema digestivo.

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha recentemente approvato Zepbound, il farmaco GLP-1 di Eli Lilly, specifico per il trattamento dell’obesità.

È importante notare che questi farmaci sono raccomandati in combinazione con una dieta ipocalorica e una maggiore attività fisica. Gli esperti sottolineano che i farmaci GLP-1 offrono un approccio molecolare per controllare la fame con minori rischi rispetto alle procedure invasive BCI.

I critici sottolineano il potenziale di abuso e gli effetti collaterali associati alle misure contro la fame, sia attraverso impianti che farmaci. Tuttavia, gli operatori sanitari affermano che uno screening adeguato può identificare le persone a rischio di disturbi alimentari, riducendo al minimo i potenziali danni.

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