
I problemi legati allo spionaggio informatico e alle vulnerabilità della catena di approvvigionamento stanno costringendo i paesi africani a cercare modi per diversificare i propri partner tecnologici. I recenti incidenti che coinvolgono backdoor e violazioni dei dati hanno evidenziato i rischi derivanti dal fare affidamento su fornitori stranieri, in particolare dalla Cina e dagli Stati Uniti.
Si scopre che per cinque anni i computer della sede dell’Unione Africana in Etiopia, una struttura costruita da aziende cinesi, hanno trasmesso dati sensibili ai server in Cina. La Cina nega le accuse, ma il caso è diventato un simbolo della vulnerabilità delle forniture tecnologiche.
Secondo un rapporto dell’Africa Center for Strategic Studies (ACSS), i paesi africani stanno iniziando a riconsiderare il proprio approccio all’approvvigionamento. Particolare attenzione è rivolta alla sicurezza delle catene di fornitura che abbracciano applicazioni, dispositivi, infrastrutture e servizi.
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Nate Allen, l’autore del rapporto, osserva che l’interesse dei paesi africani per una maggiore indipendenza tecnologica è in crescita. Gli Stati africani sono consapevoli della necessità di controllare e influenzare le proprie catene di approvvigionamento, ha affermato.
Tra le minacce globali come gli attacchi WannaCry e NotPetya, i paesi africani sono anche preoccupati per le interferenze straniere, non solo provenienti dalla Cina ma anche da altri attori, compresi gli Stati Uniti.
Mark Walker, vicepresidente di IDC Sud Africa, sottolinea che lo sviluppo della tecnologia locale e il miglioramento delle competenze delle comunità sono fondamentali per ridurre la dipendenza. Tuttavia, le risorse limitate rallentano questo processo.
Nonostante gli sforzi, 36 delle 100 app più popolari in Africa sono create da aziende cinesi e 23 da aziende americane, mentre la quota di sviluppatori africani è estremamente ridotta. Il dominio statunitense è evidente anche nei sistemi operativi, con Windows, Android e iOS in testa.
Tuttavia, il mercato tecnologico africano è in crescita e le aziende locali comprendono meglio le esigenze nazionali. La diversità e la concorrenza possono aiutare a ridurre l’influenza degli attori esterni, osserva il rapporto dell’ACSS.
Incidenti come l’attacco ai funzionari keniani per il debito verso la Cina, così come le operazioni contro le missioni diplomatiche e le forze militari, sottolineano l’importanza di migliorare la sicurezza informatica. Gli esperti africani mettono in guardia anche sulle vulnerabilità dei software open source ampiamente utilizzati nel continente.
Le aziende che desiderano operare nel mercato africano devono tenere conto delle caratteristiche locali e offrire soluzioni affidabili. Senza ciò rischiano di perdere terreno rispetto alla concorrenza, sottolinea Walker.
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